Corso “Il mondo che non vedo” (2015)

Da febbraio a giugno 2015 si è tenuta a Pisa la seconda edizione del corso “Il mondo che non vedo” (la prima edizione è stata nel 2012). Il corso rientra tra le iniziative culturali e sociali, formative e informative, svolte da AAT in collaborazione con Neurocare e Cesvot e rivolte a tutti gli interessati, oltre che ai caregiver di persone afasiche. È un percorso formativo gratuito, volto a sostenere le persone afasiche e, più in generale, coloro che si trovano ai margini delle relazioni sociali e culturali, attraverso un supporto educativo offerto alla rete sociale che vuole (e potrebbe) sorreggerli con efficacia.

Molti sforzi per aiutare le persone vanno sprecati perché gli schemi e i condizionamenti – di cui tutti siamo portatori – irreggimentano convincimenti che non aiutano la relazione e, di conseguenza, ostacolano il cammino riabilitativo. Qualche modalità comportamentale ricorrente nell’interazione con le persone afasiche risulterà forse illuminante: il familiare tende a rispondere in luogo dell’afasico (credendo di aiutarlo); è portato a discorrere di lui come se non fosse presente nel gruppo (senza ritenere di infastidirlo); usa lo stesso ritmo che caratterizzava il dialogo prima dell’insorgere dell’afasia e tende ad escludere la persona afasica dalla vita sociale extra-familiare (credendo di proteggerla, ma finendo invece col mortificarne la motivazione e l’autonomia).

Il progetto di formazione è rivolto a caregiver, volontari e aspiranti volontari, e include tra i suoi principali obiettivi:

1) favorire una riflessione sulle modalità attraverso cui il mondo ci è conoscibile e su ciò che sta all’origine delle convinzioni, dei valori, degli stati mentali, dei comportamenti;

2) favorire l’apprendimento di tecniche per sviluppare l’elaborazione di valori personali e leve motivazionali funzionali al loro sviluppo, stimolando la scoperta di sé e degli altri in modo insolito e fuori dagli stereotipi, nonché la valorizzazione dei talenti (propri e altrui);

3) incrementare la capacità di instaurare una buona comunicazione interpersonale, non solo imparando ad ascoltare e osservare l’altro senza giudizio e ad entrare in sintonia con l’altro, cercando di produrre un disteso clima di fiducia e uno spazio di dialogo, ma anche imparando ad integrare linguaggi diversi;

4) a partire da una problematica complessa e specifica come l’afasia, sperimentare (e riflettere su) una comunicazione senza l’uso delle parole, per produrre anche piccoli, ma immediatamente significativi cambiamenti comportamentali;

5) far conoscere e sperimentare tecniche di problem solving, per aiutare il volontario a lavorare creativamente in team per la risoluzione di problemi complessi.

Il corso ha avuto una nutrita ed entusiasta partecipazione, anche se tra i partecipanti non ci sono stati caregiver di persone afasiche.