15.01.2020 a Livorno: Presidenza della Repubblica Italiana

Livorno – Dal Goldoni a Modì, i 100 minuti di visita.

Ass. Comunico LIS – Anffas Livorno – Ass. Afasici Toscana – Autismo Livorno – Capire un’H, un Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Mattarella al convegno dal titolo “Ricordare Carlo Azeglio Ciampi”

RAI 3: TRA CIAMPI E MODÌ

II TIRRENO – Sul palco del Goldoni la lotta per i diritti dei disabili

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Sul palco del Goldoni la lotta per i diritti dei disabili

FD13701A-6B75-4836-90B7-C231EB6FBCB7Cesare Bocci e Tiziana Foschi all’incontro nel segno dei diritti dei disabili

Cesare Bocci (il Mimì Augello di Montalbano in tv) ha portato a Livorno lo spettacolo in nome dei diritti dei disabili promosso da Anffas e dall’Associazione Afasia insieme a varie altre associazioni: sul palcoscenico una storia vera e l’ironia amara sulla disabilità.

LIVORNO. «I disabili devono essere buoni, bravi, remissivi e consapevole del grande disturbo che recano al mondo». E’ l’amarissima battuta che pronuncia l’attrice Tiziana Foschi impersonando Daniele Spada, la compagnia di vita di Cesare Bocci, volto notissimo della tv nei panni di Mimì Augello, il collega sciupafemmine di Montalbano-Zingaretti. Stavolta, come dirà Bocci a fine spettacolo, il teatro racconta una storia vera e reale che Bocci e Spada hanno vissuto sulla loro pelle: a partire da quando il 1° aprile di vent’anni fa, appena dopo aver partorito, Daniela è stata colpita da un ictus che ha sconvolto le loro vite.

La battuta salta giù dal palco e travolge la platea che riempie il Goldoni per lo spettacolo “Pesce d’aprile”: è il culmine della giornata organizzata dalle associazioni Anffas e Afasia per restituire la parola a chi, come gli afasici, sa benissimo cosa vorrebbe dire ma fa tanta fatica a pronunciare le parole per un problema cognitivo.
L’iniziativa è nata da un’idea dell’infaticabile vicepresidente degli afasici toscani, Davide Crovetti, in tandem con la numero uno di Anffas Livorno, Elisabetta Salvadori e in collaborazione con varie associazioni del mondo della disabilità (e con il patrocinio del Comune). Ha visto unirsi contributi video, confronto pubblico e momenti musicali: come la canzone del cantautore siciliano Nicolò Helios Galizia dedicata all’afasia e con l’esibizione di un gruppo di persone seguite dalla musicoterapeuta Jenny Fumanti.
E’ l’ex consigliere comunale Valerio Vergili, disabile in carrozzina, laureato in psicologia dello sport, esponente di “Capire un’H”, a puntare il dito contro il problema: l’imbarazzo. Nel corso del workshop che nel pomeriggio ha tenuto banco nel foyer del teatro, ricorda che in consiglio comunale c’era chi, con le migliori intenzioni, gli parlava lemme lemme finché lui gli disse chiaro: guarda che ti capisco bene anch’io come quando prima parlavi al tuo amico. Accade anche per gli afasici: per rompere l’imbarazzo ecco che l’ “aiuto” si trasforma nel continuo tentativo di completare la frase al posto della persona che sta cercando con tanta fatica di dire quel che ha in testa.
Tanto il dibattito che lo spettacolo sono tutto fuorché un inno al pietismo. Non mancano neanche gli accenni al “cattivismo”, però: come quando si racconta la battaglia che Daniele Spada intraprende prima per ottenere la patente («guardi che era meglio se fosse stata senza una gamba, la normativa sarebbe stata più chiara») oppure quando litiga a brutto muso con chi s’infila a parcheggiare nel posto riservato ai disabili («ma quanto siete permalosi, siete peggio dei vegani»).

Il pomeriggio – guidato dalle riflessioni di Crovetti e Salvadori – è stato aperto dal direttore della Fondazione Goldoni, Marco Leone, che ha messo in rilievo come il teatro sia il luogo della diversità e della valorizzazione delle differenze. Occhi puntati anche sulla mancanza di una normativa per i “caregiver” (le persone che si occupano di chi è in difficoltà): l’ha sottolineato la senatrice Simona Nocerino. C’è bisogno, come è stato ribadito anche negli interventi del pubblico, di una migliore articolazione dei finanziamenti per destinarli più all’assistenza al disabile all’interno del proprio ambiente piuttosto che istituzionalizzarlo in strutture di assistenza.