“PARLAMI DI TE”

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Trailer Ufficiale Italiano –  BIMdistribuzione

PARLAMI DI TE
Il racconto di una caduta e di una lenta ricostruzione, ispirato alla storia vera di Christian Streiff. Commedia drammatica, Francia 2018. Durata 100 Minuti.

Un film di Hervé Mimran. Con Fabrice Luchini, Leïla Bekhti, Rebecca Marder, Igor Gotesman, Clémence Massart-Weit Uscita 21 febbraio 2019. Oggi tra i Film al cinema in 49 sale. Distribuzione Bim Distribuzione.
Un uomo d’affari molto ligio al lavoro e alla carriera viene colpito da un malore e proprio durante la sua permanenza in ospedale capisce quali siano le cose davvero importanti.
Capo sprezzante di un’azienda automobilistica, Alain va di corsa. Alla vigilia del lancio di un nuovo modello di vettura, ignora i segnali del suo corpo e crolla. Colpito da un ictus, Alain confonde le parole e le sillabe, perde i ricordi e il filo della vita. A riordinargli il linguaggio e l’esistenza ci pensa Jeanne, giovane ortofonista che gli insegnerà il valore del tempo.
Per la prima volta a corto di parole, Fabrice Luchini trova in questa commedia l’occasione di lanciarsi in voli verbali di una comicità quasi sperimentale. La sua credibile performance serve tuttavia una storia di redenzione convenzionale. Cercando di combinare sorrisi e tenerezza con una sceneggiatura leggera, troppo leggera, il regista consegna completamente il film al suo protagonista, che lo vampirizza con un esercizio di stile.

IL RACCONTO DI UNA CADUTA E DI UNA LENTA RICOSTRUZIONE, ISPIRATO ALLA STORIA VERA DI CHRISTIAN STREIFF.

Marzia Gandolfi, mercoledì 14 novembre 2018

Alain Wapler va di corsa. Sprezzante amministratore delegato di una nota azienda automobilistica, non ha tempo per i perdenti e per la famiglia. Alla viglia della presentazione di un nuovo modello di vettura ibrida, ignora i segnali di allerta del suo corpo e crolla. Colpito da un ictus che gli causa un deficit cognitivo, Alain confonde le parole e le sillabe, perde i ricordi e il filo della vita. A riordinargli il linguaggio e l’esistenza lo aiuta Jeanne, una giovane ortofonista alla ricerca della madre biologica. Tenace e paziente, Jeanne corregge la disarticolazione e insegna ad Alain il valore del tempo. Il tempo per vivere.
Ispirato alla storia vera di Christian Streiff, ex CEO di Airbus e di PSA Peugeot Citroën, Un homme pressé è la storia di una caduta e di una lenta ricostruzione.
Grande oratore, alla maniera del personaggio che interpreta, Fabrice Luchini ha servito liturgie da antologia, riempiendo i teatri con i testi dei classici della letteratura francese: da Moliére a Rimbaud, passando per Flaubert, Labiche, Baudelaire, La Fontaine con una passione per le parole e il loro senso.

Attore cerebrale e perfezionista, Fabrice Luchini prende in contropiede il suo pubblico e sceglie con un Un homme pressé l’afasia. A corto di parole per la prima volta, l’artista incandescente trova nella commedia di Hervé Mimran l’occasione di lanciarsi, senza troppi istrionismi, in voli verbali di una comicità quasi sperimentale. La performance credibile di Luchini serve tuttavia una storia di redenzione convenzionale, un percorso di crescita piatto che converte un uomo odioso in una brava persona. Troppo poco per disegnare un handicap che rivela l’uomo dietro al boss, per dire la fragilità della vita che se ne frega delle categorie socio-professionali.

Cercando di combinare sorrisi e tenerezza, Hervé Mimran consegna completamente il film al suo protagonista che lo vampirizza con un esercizio di stile incurante della (vera) storia che racconta: quella di un uomo (d’affari) in piena ridefinizione esistenziale. La sceneggiatura, leggera troppo leggera, impone il one-man-show e risorse narrative trite che conducono a conseguenze prevedibili. La sostanza si riduce alla traiettoria di un leader egoista che impara a dire “grazie” e accorda finalmente un po’ di attenzione a quelli che lo circondano.

Né la gag di situazione, la corsa in sedie a rotelle che strizza l’occhio a Quasi amici, né le sottotracce che coinvolgono i personaggi secondari (l’ortofonista che cerca esitante il genitore biologico) riescono a risollevare una commedia demagogica che infila il cammino di Compostela con lo spirito di una promozione turistica. Le tappe per ritrovarsi perdono il ‘pellegrino’ di Luchini. Un uomo (macroniano?) “in marcia” che non va troppo lontano.

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Domenica 24.02.2019 Torino, “Pesce d’Aprile”, Teatro “Erba”

Jpeg

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“PESCE D’APRILE”
Durante il weekend, al teatro Erba di Torino è stato rappresentato Pesce d’aprile di Daniela Spada e Cesare Bocci.
I biglietti esauriti, una domenica pomeriggio di febbraio calda e soleggiata, un pubblico che sopraggiunge lentamente e a volte faticosamente a teatro.
Conoscevo l’argomento dell’opera: il dramma di una giovane mamma, colpita da un ictus mentre allattava sua figlia, neonata, il coma, la grave disabilità motoria e linguistica, la fatica per riprendere a vivere la sua vita di donna giovane e madre, accanto ad un attore famoso, Cesare Bocci.
Non sono riuscita a leggere il libro, perché introvabile, in ristampa e nelle biblioteche comunali le copie del libro sono tutte in prestito. Prenotato, riuscirò a leggerlo, prima o poi.
Gli autori e gli attori sono riusciti a toccare corde profonde, a illustrare con estrema chiarezza il disorientamento, la rabbia, l’impotenza, la fatica dei rapporti con il servizio sanitario, che si aggiunge alla fatica di riorganizzare una vita intera, di ripensarla, la determinazione di entrambi di vivere, nonostante la disabilità, superando barriere insormontabili.
Riuscirci.
Per i medici, per molti medici, i malati sono standard: la vita precedente viene cancellata dalla malattia, dalla disabilità e le cure seguono dei protocolli. “tu puoi odiare l’acqua, ma se nel protocollo c’è scritto che devi nuotare, devi nuotare”.
Il medico aveva decretato che la Sig.ra Spada non avrebbe più camminato. Non è stato così, ma è stata necessaria la sua caparbietà per riuscire a camminare.
Lui bello, famoso, cercato, ammirato, lei disabile: prima dell’ictus lei era gelosa delle sue colleghe, dopo è indifferente, non sa più cosa sia la gelosia, l’invidia e non sa perché. E’ cambiata. Sua figlia è cresciuta senza Daniela, chiusa in una clinica per la riabilitazione, un luogo dove i bambini non possono entrare. La figlia non accetta la presenza della madre, al suo ritorno a casa. Scatta qui il bisogno di essere aiutati da uno psicoterapeuta, perché in tre anni ha beneficiato di tre colloqui con lo psicologo. Tre in tre anni. L’aiuto sarà provvidenziale per capire come affrontare la relazione con la figlia: esserci, semplicemente, dimostrare quanto la figlia sia importante per lei, quanto le sia mancata.
Lui pronto ad aiutarla in tutto, a finire le sue frasi, a fare da mammo, a sostituirla nelle relazioni fino a quando lei gli ha chiesto di fare un passo indietro, di permetterle di vivere il tempo nella dimensione della lentezza, conseguenza inevitabile di ogni ictus, di permetterle di rapportarsi con la figlia.
Cesare sa fare un passo indietro.
Quanta fatica, quanto coraggio per affrontare, per superare, per ottenere per esempio la patente, per ritornare a vivere una vita affettiva e relazionale gratificante, quanto amore, che abbraccia, accoglie, dà le gambe, dà la forza di provare e riprovare.
Poi l’idea di scrivere il libro in due, di provare a raccontare ciò che è accaduto, mettere ordine, esprimere l’inespresso, ritrovarsi ancora in una storia nuova, corale, quella di tutti coloro che improvvisamente privati della loro vita di prima, devono imparare a vivere la vita dopo l’ictus.
Ed infine adattare il libro al teatro, trovare un’attrice bravissima che sappia rendere le difficoltà di Daniela e di tutte le Daniele del mondo, senza permettere compassione e senza scivolare nella caricatura.
Cesare Bocci e Tiziana Foschi sono stati applauditi a scena aperta e al termine il pubblico non smetteva di applaudire.
Commossi noi in platea, commossi gli attori sul palco: dopo lo spettacolo Cesare ci ha concesso un incontro, a noi riuniti da un problema comune e appartenenti ai Centri che a Torino si occupano della riabilitazione sociale degli afasici [1]. Mi hanno colpito la luce dei suoi occhi, la stessa di quando interpreta il famoso Mimì, i suoi modi cordiali, la sua capacità di ascoltare.
Devo dirtelo Daniela, Cesare è ancora bello, ma credo proprio che tu non abbia alcuna ragione di essere gelosa, perché ti ha dimostrato in maniera inequivocabile cosa significhi amare.
[1] Fondazione Carlo Molo, Cirp, centro Afasia, (eccellenze italiane) per il difficile compito della riabilitazione sociale al termine delle prestazioni del SSN e A.it.a, associazione italiana afasici che riunisce afasici e caregiver

Pubblicato da Roberta Isastia a 02:58

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Teatro
Pesce d’Aprile è il racconto di un grande amore che la malattia ha reso ancora più grande: Ictus, un’esperienza reale, toccante, intima e straordinaria di un uomo e di una donna che non si danno per vinti quando il destino sconvolge la loro esistenza. I protagonisti si mettono a nudo svelando le loro fragilità, raccontando come possano crollare le certezze e come si possa risalire dal baratro.
In un’alternanza di situazioni dolorose, grottesche, a volte divertenti, si delinea l’immagine di una donna prigioniera di un corpo che non le obbedisce più e che lotta per riconquistare la propria vita, con il suo uomo accanto. Una testimonianza diretta, capace di trasmettere quella forza che spesso manca nel quotidiano. Un racconto al quale si assiste con gli occhi lucidi e la risata improvvisa, a volte amara, altre volte liberatoria.
Daniela Spada 18 anni fa un Ictus, è il compagno Cesare Bocci. Prima ha un fatto un libro e poi una commedia teatrale…
Io ho “ascoltato” (iPad) il libro (in un giorno solo).
Per dire, esempio:
1. Dopo il coma, riabilitazione, tre settimane di senza niente da fare…
2. Zirl, Innsbruck, in Austria, era uno dei massimi esperti mondiali in neurologia: il professor Leopold Saltuari. È un medico umano!
3. In bimba piccolina…
4. Macchina adattata…

E ora io vado 24.02.2019 a Torino, Teatro “Erba”. 20 persone afasici e amici e parleremo con Cesare Bocci e Daniela Spada.

“Pesce d’Aprile”, il racconto di un grande amore:

Intervista Cesare Bocci a teatro con “Pesce d’Aprile” – Radio Linea TV:

26.02.2019 “Arcobaleno” in DIRETTA

A Granducato TV “Arcobaleno” Canale 14  (vecchio video). Si parlerà (si spera):

– 19.12.2018 in Udienza dal Papa Francesco in “Sala Nervi”.

– 15.02.2019 Festa di Carnevale 2019, Marlia (LU).

– Preventiva 27/02/2019 ore 17 MVF e Teatro Goldoni 29/30.05.2019 ore 21:00 per “A Mezzanotte” idea di Lamberto Giannini.

– 06.04.2019 “Flash Mob Livorno” Afasia, di Lamberto Gainnini.

– Aprile “Magazzini Mangini”: “Formula 2” sponsor “AFASIA”.

– Aprile o  Maggio di Convegno sul Afasia a Livorno e le macchine adattate.